Un pò di storia…
La città di Otranto, che prende il nome dal fiumicello Idro (Hydruntum) che sfocia nel porto della città, ha origini piuttosto incerte.
Fondata forse dai Tarantini, Otranto, subì nei secoli l’occupazioe dei Greci, dei Romani che si impadronirono della città fino al 758 circa, anno in cui giunsero i Longobardi.
Fu, inoltre, ripetutamente presa d’assalto dai Saraceni e dai Turchi che se ne impadronirono ufficialmente l’ 11 agoso del 1480, mediante un sanguinoso e brutale saccheggio.
Va detto, però, che l’attacco che la città subì in quell’estate non fu uno dei tanti che lungo quei periodi si erano abbattuti lungo coste dell’Italia meridionale per mano di predoni musulmani, spinti soltanto dal desiderio e dalla brama di sacchiggiare, ma rientrava in un preciso disegno politico- religioso messo in atto dai Turchi ottomani di Maometto II guidati da Acmet Pacsià per la conquista e l’islamizzazione.
L’intento di Maometto II era quello di veder sventolare la bandiera verde del Profeta anche sui territori dell’ Europa occidentale e Otranto dovea essere la prima grande tappa.
Era il 13 Agosto 1480 e il comandante Pascià aveva appena trasformato in realtà il desidero di Maometto II: fare della casa di Dio la stalla dei suoi cavalli.
L’assedio durò ben 15 giorni durante i quali morirono oltre circa 12.000 persone. Ma il sacrificio si consumò nei giorni successivi. Non ancora soddisfatto, dopo aver raso al suolo la città, il comandante Acmet Pascià radunò i suoi uomini e gli abitanti supersiti accampandosi sul Colle della Minerva e ordinò che tutti gli abitanti di Otranto, di sesso maschile dai 15 anni in su, abbracciassero la religione islamica.
Furono raccolte 800 persone che, condotte al cospetto del comandante, espressero la loro unica volontà: sacrificarsi in nome di Cristo. Questi li minacciò di decapitazione se non avessero rinnegato ma senza avere esito e così, il 14 Agosto 1480, il Colle della Minerva cominciò a macchiarsi del sangue degli 800 martiri di Otranto.
Oggi Otranto si presenta come una cittadina che conserva gelosamente la sua storia e le sue origini.
